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Restauro Giardino dell'Episcopio, D'Ercole: "La bellezza educa, giardino metafora dell’ospitalità"
04 MARZO
Il 19 e 20 marzo p.v. sarà inaugurato il Giardino dell’Episcopio, restaurato com’era nel XVI° secolo, e arricchito di alcuni elementi che ne mettono in risalto la bellezza.
            Sin dal mio arrivo in Ascoli mi ha colpito il degrado in cui versava questo spazio adiacente l’Episcopio, e ho avvertito il bisogno di rimetterlo in valore. Per lo sgombero dei detriti e terra sono stati necessari circa 30 camion, la preparazione del terreno e altri interventi hanno richiesto sei mesi di lavoro con entusiasmo e passione. Si è cercato di procedere con il massimo del risparmio: alcune opere sono frutto del contributo gratuito di amici e le spese affrontate soprattutto per la messa in terra delle piante sono state sostenute senza pesare sul bilancio precario, com’è noto, della Diocesi. Grazie di cuore a chiunque ha offerto il suo contributo.
            Perché questo restauro? La bellezza educa, e il giardino è la metafora dell’ospitalità, a partire dal giardino dell’Eden, casa dell’incontro e della relazione tra Dio e l’uomo. Quel giardino, a causa del peccato, è diventato deserto e poi quasi discarica di solitudine e di degrado. Grazie alla redenzione di Cristo ci è ridonata la possibilità di ridare dignità a questo spazio vitale. Vorrei che chiunque entra in questo nostro giardino possa accogliere il seguente messaggio: è possibile trasformare ogni situazione di disagio e di difficoltà umana in capolavoro di bellezza e di bontà. Ogni deserto rifiorisce grazie all’amore e alla cura dei minimi dettagli della vita. Le chiavi della bellezza restano nelle nostre mani. Dovunque ci s’impegna a ridare decoro, si educa naturalmente alla bontà, al rispetto e si genera speranza. La bellezza salverà il mondo è la forma con cui Vladimir Soloviev traduce l’espressione di Dostoevskij che nel romanzo “L’idiota” afferma: “il mondo lo salverà la bellezza”. Quella bellezza che è nel cuore di ogni uomo e che può essere sempre recuperata nonostante il groviglio delle contraddizioni interiori e dei peccati.  Bellezza che corrisponde alla tenerezza della misericordia divina.
            Il restauro del giardino vuole essere anche un segno permanente dell’VIII° centenario del passaggio di san Francesco in Ascoli. Tommaso da Celano scrive che San Francesco nel suo orto conventuale era solito riservare uno spazio per “una bella aiuola di fiori, perché le persone passando elevassero il pensiero a Dio, creatore di tanta bellezza”.
            Mi auguro che questo spazio verde sia visitato pure da ragazzi e giovani che, grazie aopportune didascalie e indicazioni, potranno conoscere le varie specie di piante e fiori e ammirare al tempo stesso reperti archeologici e storici, che lo impreziosiscono, come ad esempio la colonna che, secondo la tradizione, viene da Gerusalemme, dal luogo dove Gesù fu flagellato.
            Auspico infine di cuore che possa essere luogo di meditazione e di preghiera sostando davanti alla statua della Madonna nella grotta posta al centro del giardino.

+ Giovanni D'Ercole