Il Tar del Lazio ha sospeso il decreto che dispone l'aumento dei pedaggi autostradali. I giudici hanno accolto le richieste della Provincia di Roma, del Comune di Fiano Romano e della Provincia di Pescara.
Dalla mezzanotte oggi non si dovrà pagare più un pedaggio supplementare alle barriere autostradali intorno alla Capitale e in corrispondenza dei grandi assi di collegamento, gestiti dall’Anas, tra autostrade e centri urbani. Insomma, la sovrattassa sui raccordi va in soffitta, dopo appena 29 giorni dalla sua introduzione
Tar: a pagamento deve corrispondere servizio, no solo tassa. Il Tar del Lazio ha accolto i ricorsi contro l'aumento dei pedaggi sostenendo che al pagamento deve corrispondere un servizio, e dunque l'utilizzo di un'infrastruttura, e non può trattarsi di una mera tassa. «Il provvedimento impugnato per essere coerente con la finalità enunciata deve assumere il carattere di corrispettivo per l'utilizzo di una infrastruttura; al contrario, tale carattere non appare sussistente in alcune delle ipotesi evidenziate, vale a dire in tutte quelle che prevedono il pagamento del pedaggio in relazione ad uno svincolo stradale non necessario e non interessato dalla fruizione dell'infrastruttura».
La decisione del Tar del Lazio è un principio valido per l'intero territorio nazionale. I giudici, infatti, hanno sospeso l'efficacia del decreto con il quale il presidente del consiglio dei ministri, il 25 giugno scorso, facendo seguito a quanto previsto dalla manovra finanziaria, ha individuato le "stazioni di esazione" delle autostrade a pedaggio in concessione che si interconnettono con le autostrade e i raccordi autostradali in gestione diretta dell'Anas.
Il Governo ricorrerà al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio di sospendere il decreto che ha disposto l'aumento dei pedaggi autostradali. È quanto ha appreso Radio24 da fonti governative. La partita sui pedaggi non è quindi finita ed era prevedibile in ricorso del Governo.
L'ordinanza è stata emessa dalla prima sezione del Tar del Lazio presieduta da Linda Sandulli. Quarantuno i Comuni della provincia di Roma che hanno presentato un atto d'intervento schierandosi al fianco della provincia di Roma. Si tratta di: Olevano Romano, Saracinesco, Marano Equo, Roviano, Riofreddo, Albano Laziale, Licenza, Vallepietra, Vivaro Romano, Rocca Canterano, Percile, Palestrina, Zagarolo, Gallicano nel Lazio, Roiate, Vicovaro, Canterano, Roccagiovine, Rocca S. Stefano, Anticoli Corrado, Sambuci, Ciampino, San Gregorio da Sassola, Cervara, Arsoli, Rocca di Papa, Velletri, Carpineto Romano, San Vito Romano, Genazzano, Castel Gandolfo, Genzano di Roma, Morlupo, Allumiere, Ariccia, Vallinfreda, Castel Madama, Frascati, Fiumicino, Ladispoli e Bracciano. A loro si sono aggiunti il Codacons e la Provincia di Rieti. Hanno invece presentato ricorsi autonomi (anch'essi discussi oggi) il comune di Fiano Romano e la provincia di Pescara.